Sono un’insegnante di lingua straniera di scuola superiore e ho un problema che non è direttamente il mio: un mio alunno, educato, studioso, con cui ho un ottimo rapporto comunicativo e che ha risultati più che soddisfacenti nella mia disciplina orale (media dell’8), quando si ritrova davanti a un compito in classe scritto, non so cosa gli accade, si blocca, ha dei vuoti di memoria e crea una gran confusione e al momento della valutazione non posso non mettergli una grave insufficienza che gli pregiudica il voto finale (media tra scritto e orale). Abbiamo commentato in classe la questione e ne ho parlato anche con sua madre, ma non riusciamo a venire a capo della situazione… il colmo è che se gli chiedo oralmente le stesse cose che ho messo nel compito me le sa dire correttamente. Anche lui non sa motivare questa strana situazione che si ripete sistematicamente durante le prove scritte. Vorrei aiutarlo, perché il ragazzo merita ma anche perché se un alunno non raggiunge i risultati sperati, il primo a fallire è l’insegnante, non so come venirgli incontro. Attendo un consiglio. Grazie!
Dott.ssa Daniela Benedetto
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Gentile Sig.ra mi viene da proporle per assurdo, un pò per spezzare questo comportamento che sembra essere diventato ossessivo e ripetitivo, di consegnare come di consueto il compito da svolgere ai ragazzi e subito dopo sedersi a fianco al bambino, senza parlare, prendere dalle sue mani la sua penna, e prepararsi a scrivere lei il compito sotto dettatura del ragazzo. Provi a non dire subito "dettami la risposta" ma attenda con la penna in mano e lo guardi in attesa di scrivere le sue parole. Dopo un primo momento di stupore è possibile che incominci a dettare se non lo fa lo inviti a farlo. scriverà lei per lui. Se il bambino dovesse dettare, speriamo, lei scriva tutto senza commenti e alla fine lasci sul banco il compito e lasci che il bambino, quando se la sente, lo consegni alla cattedra. Non commenti neanche successivamente l'accaduto neanche con i compagni del bambino. La volta successiva si attardi un pochino prima di ripetere la scena. Si allontani, prenda tempo e con la coda dell'occhio osservi se il bambino comincia da solo e se non lo facesse faccia come la volta precedente...ma alla fine del compito gli chieda per lo meno di scrivere lui il suo nome. La volta successiva gli farà scrivere oltre al suo nome anche il titolo ecc... Mi tenga informata se vuole...
Dott. Sergio Sabatini
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Gentile professoressa, spesso accade che l'ansia di vedere in modo "certo" ciò che si pensa possa produrre una sorta di impedimento a produrre. Bisognerebbe capire se la difficoltà descritta riguarda solo la sua materia o se tale problema si manifesta anche in altre discipline (ad esempio italiano). Inoltre sarebbe utile sapere se, nella storia del suo studente, vi sono stati problemi con docenti particolarmente critici con la sua scrittura. Bisognerebbe poter escludere un problema di tipo disgrafico (DSA) che contribuisca ad innescare la difficoltà descritta. Penso che un utile lavoro di raccordo con i suoi colleghi e con i genitori potrebbe far emergere alcune informazioni necessarie per comprendere quale strada intraprendere per l'uscita dal problema.
Dott.ssa Ornella Convertino Studio Convertino&Pellegrini
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Gentile professoressa, la situazione è abbastanza delicata sia nella relazione con il bambino sia con il resto della classe. È importante infatti salvaguardare il ragazzino da possibili fenomeni di esclusione da parte dei compagni, e al tempo stesso cercare di venire a capo della sua situazione di blocco e di difficoltà di fronte ai compiti scritti. Come già suggerito dal collega, bisognerebbe capire se questo comportamento si presenta solo nella sua materia o in altre, ed assicurarsi che non sia presente un disturbo di disgrafia. Potrebbe essere utile parlare con i genitori per capire se in altre situazioni in passato sia emerso un blocco nella scrittura, e quale sia il vissuto del bambino rispetto a questo problema. Il consiglio di scrivere sotto dettatura del ragazzo può essere un buon modo per iniziare a sciogliere il blocco, magari se fatto da una collega esterna o di sostegno, per aiutare a mantenere un clima più “neutro” all’interno della classe ed evitare di far provare imbarazzo o difficoltà al bambino stesso.
Cordiali saluti Dr.ssa Ornella Convertino
_________________ Dott.ssa Ornella Convertino Studio Convertino&Pellegrini
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