salve, ho 24 anni e sono una ragazza. Non so bene come funziona qui ma provo a riassumere in grandi linee quale è il mio stato d'animo in questo momento nella speranza che un consiglio di una persona competente possa essermi utile. Premetto che io so quale sia il mio problema interiore è che non so come superarlo e dimenticarlo. Attualmente sono felice,sono innamorata e ho un ragazzo a mio parere meraviglioso solo che vivo nella continua paura di perderlo, qualsiasi suo atteggiamento un po freddo io lo vivo male, piango, ho l'ansia e ho paura mi possa lasciare e ne morirei lo so, perchè ho avuto varie storie anche meno importanti e ho sempre sofferto l'abbandono. Io so il problema di fondo qual'è. Riassumo in breve la mia vita. Sono nata in germania e vivevo li con i miei, a circa dieci anni sono stata mandata in Italia a vivere dai miei nonni materni, molto all'antica. nessuna coccola, nessuna attenzione, insomma sono dovuta crescere in fretta e mi sono dovuta responsabilizzare in fretta anche perchè due anni dopo hanno mandato in italia anche la mia sorellina di 6 anni all'epoca ho ho praticamente cresciuto io. Tutto questo perchè i miei sono molto immaturi e vivono ancora alla gonna dei rispettivi genitori quindi avevano deciso di ritornare in italia dopo 2 anni ma sono passati 10 anni intanto. Va be, ho sofferto tanto il distacco e le mancanze da parte dei miei nonni che non mi trattavano molto bene. quando vedevo i miei litigavano sempre davanti a noi, parole brutte gesti soprattutto da parte di mio padre che ancora oggi io non perdono nonostante sono tenuta ancora ad averci rapporti perchè sto ancora studiando e non sono indipendente ma davvero il minimo indispensabile soprattutto da quando ho iniziato ad avvertire di stare male dentro, di avvertire tristezza in alcuni momenti, voglia di morire, solitudine, ansia, paura. Io da piccola mi sono sempre scontrata con lui perchè è molto padre padrone, non sorride mai, sempre aggressivo, mi sfidava, molto arrogante e anche cattivo secondo me. ancora oggi sembra lui un bambino a 55 anni, quando ha un problema non se ne frega di cosa io stia facendo, se studiando, se sto male bene mi chiama o manda sms in cui si dispera perchè lui vive ancora in germania e mia madre non piu ma non si sono lasciati solo che lui non sa stare solo e vorrebbe mia madre li che adesso però, troppo tardi comunque ha deciso di stare con noi. piu o meno è questo il personaggio e le vicende.Intanto compio 18 anni decido di andare a studiare a milano volevo andare lontano, e inizio ad avere attacchi di panico, a sentirmi depressa, a piangere, in alcuni momenti piangevo sempre ..vivevo da sola perchè loro mi avevano preso un monolocale dato che non avevano tempo per cercare casa con me la prima cosa uscita..in periferia. Sono stata cosi 2 anni da sola. Adesso da 2 sto con un ragazzo piu grande di me che ha 31 anni con il quale sono felice che amo e che per me è diventato davvero tutto!ogni cosa, infatti ho deciso dopo 1 anno in cui stavamo lontani di lasciare milano e andare a napoli da lui, semiconviviamo perchè lui è in casa di studenti io anche ma stiamo sempre insieme e vivo sempre nell'ansia di perderlo, ho attacchi di paura, panico, tristezza. In piu io so bene e mi sta bene se non fosse distruttivo, che io ho creato intorno a lui il mio mondo, dipendo da lui, anche con le ragazze in casa con me non voglio e non riesco a relazionarmi perchè sono molto chiusa, lo sono diventata, anche perchè mi sento una donna di 60anni e non mi trovo con nessuno,reputo tutti infantili e quindi preferisco stare per conto mio. ma non posso togliere l aria al mio ragazzo non posso vivere nel terrore che mi lasci, che ogni attenzione mancata sia un non amarmi piu..ma è piu forte di me..mi succede questo non so come combatterlo!i pensieri, penso troppo, mi uccidono..sono delle voci continue nella mia testa di giorno e di notte. e sono gelosa di ogni cosa, di ogni persona anche dei maschi..incredibile!solo perchè ho paura me lo portino via. ho bisogno di aiuto? scusate se ho scritto troppo..ma forse per me è stato anche uno sfogo. grazie comunque in anticipo se qualcuno mi dovesse rispondere.
Dott. Raffaele Bifulco
WB1204 Medico di ABCsalute.it
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Buon pomeriggio Guteinnamorata!
Ho letto con partecipazione ciò che hai scritto e, nelle tue parole, ho rivisto il volto, le espressioni e i gesti di molte donne che condividono con te gli stessi stati d'animo. Ho riascoltato le sfumature e le inclinazioni di voce - spesso spezzata dal pianto - di tutte quelle persone che sperimentano la costante instabilità delle relazioni d'amore. Tu sei precisa nell'elencare le tue passioni più angoscianti: gelosia, tristezza, ansia abbandonica... La dipendenza e la possessività, in questa cornice, rappresentano le reazioni più immediate di cui disponi per relazionarti al tuo grande amore, prendendo quanto più possibile - e tu sola - da lui. Le attenzioni e le premure, la dolcezza e la dedizione, il sostegno e l'incoraggiamento, il calore e la presenza costante, il farti sentire speciale ed unica per lui... come potresti rinunciare anche solo ad un po' di tutto questo nutrimento affettivo? Perderlo, infatti, sarebbe come "morirne"! Ma è la percezione di te, i vissuti sedimentati della tua storia, l'immagine che hai del mondo intorno a te che ti porta a credere che la tua "vita" è collegata a qualcuno/qualcosa senza cui non potresti sussistere, né fisicamente, né emotivamente! Quanta fragilità vedi in te stessa... è per questo che ti senti così spaventata e precaria nella relazione con il tuo ragazzo! Perciò ti è "necessaria" la sua protezione e la sua rassicurazione! Sai, di tutto quello che scrivi mi piace la tua consapevolezza:<< Io so il problema di fondo qual è >>. Ti rendi conto che "vampirizzare" il tuo ragazzo è una delle vie maestre per perderle e che, tutto sommato, potresti avere una vita migliore irrobustendo la tua personalità (sviluppando la tua stabilità emotiva, consolidando la tua autonomia cognitiva e raffinando le tue competenze relazionali). Mi hai ricordato un grande maestro delle materie psicologiche che ha insegnato ad immaginare le relazioni affettive come un "porto sicuro". Lì, ogni volta che ne abbiamo bisogno, possiamo ritornare per trovare riparo e ricarica; da lì, quando lo desideriamo, possiamo prendere il largo ed esplorare le meraviglie del mare aperto. Il fatto che i tuoi non siano stati un porto sicuro per te non ti costringe a vivere così tutte le altre relazioni affettive che avrai nel corso della vita! Ti esorto a confrontarti con una/o psicoterapeuta capace: lei/lui potrà essere un porto sicuro per te, guidarti nel lavoro sul tuo mondo interiore, seguirti nella ripresa del tuo percorso di crescita. Così potrai stabilire un rapporto equilibrato e sereno con il tuo ragazzo... e con te stessa! Ti auguro di superare i traumi delle tue esperienze infantili e di interiorizzare gli apprendimenti positivi della tua vita presente e futura... così da diventare tu stessa il tuo "porto sicuro"!
Fammi sapere come continua il romanzo della tua vita!
Dott. Sergio Anastasia
WB1224 Medico di ABCsalute.it
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La sua richiesta è assolutamente pertinente, come la sua capacità di leggersi dentro. È un qualcosa di molto difficile ed importante che a volte può richiedere che qualcuno ci dia una mano in questo. Per guidarci nella nostra esplorazione, per aiutarci a percorrere anche nuove vie, per accompagnarci quando siamo al buio , a corto di energie ed idee... Per tutto questo un'analisi o un percorso orientato psicoanaliticamente è molto utile ed indicato. Un caro saluto Sergio Anastasia
Dott. Enrico Giuseppe Bertoldo
WB1226 Medico di ABCsalute.it
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Buona Giornata,
grazie per avere condiviso con noi la sua storia ed il momento di ansia e preoccupazione che lei sta attraversando. Queste ansie e preoccupazioni sono sicuramente compatibili con la sua storia familiare e la sua biografia e le sue paure sono evidentemente proiettate nella relazione con il suo ragazzo. Il mio suggerimento, proprio per potersi riappropriare della "sua" vita e godere della meritata gioia da questa relazione è quello di affrontare un percorso affiancata da uno specialista che potrà aiutarla ad elaborare quella parte di relazioni oggettuali primitive che oggi appaiono con pervasività nella sua relazione. Lo specialista la accompagnerà - tra le altre cose - anche nell'analisi degli stili di attaccamento sperimentati nella sua storia per potere trasformare questa relazione in una solida base di costruzione e non più di angoscia di perdere qualcosa. Cordialmente,
Dott. Enrico G. Bertoldo
_________________ [b]Dott. Enrico Giuseppe Bertoldo[/b] [list]3357862425[/list] [list]enrico.bertoldo@psicologoclinico.it[/list]
guteinnamorata
Utente di ABCsalute.it
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Ringrazio molto il dottore Raffeale Bifulco per la risposta. Leggere ciò che ha scritto mi ha colpito e toccato. Ho notato nelle sue parole una vera attenzione al mio discorso parola per parola. Mi fa molto piacere questo!Inoltre ringrazio anche il Anastasia e Bertoldo. Non so quante volte si può scrivere qui sopra però dato che tutti e 3 mi avete consigliato di farmi seguire. Io ho dimenticato di dire che ci ho già provato. In quanto circa 3 anni fa ho sofferto il solito abbandono da parte di un ragazzo che nemmeno era il mio ragazzo ma con il quale mi ero sentita solo per un po...ad oggi so da sola che è stato esagerato!però mi sentivo cosi giù e depressa che ho deciso di contattare una psicologa di Benevento, una signora molto gentile, ci sono andata due volte poi io rinunciato perchè sinceramente, a me è sembrata una chiacchierata normale, come con un'amica. Insomma non credo mi abbia saputo aiutare. Mi ha detto, dal mio racconto, cose che già sapevo!il mio problema è la mia famiglia, mio padre!ma ci ero già arrivata. Sono consapevole che anche Voi medici siete solo delle persone e non avete la bacchetta magica ma sinceramente speravo, non essendoci mai stata che qualcosa sarebbe cambiato in me. Ma niente!Inoltre lei stessa mi ha detto che io non avevo bisogno di lei, perchè ero fin troppo consapevole di tutto, fin troppo matura.Ecco, ricordo che mi ha consigliato di cercare la bambina che è in me. Ma credo di averla persa! Comunque la mia paura più grande è quella di diventare come mio padre! E in alcuni momenti sembra che seguo le sue orme, mi chiudo in me stessa, non voglio socializzare, non voglio parlare. Cosa che faccio solo con il mio ragazzo. Solo con lui sono spensierata e tranquilla, serena e bambina. Ma lui non può, purtroppo stare sempre con me anche perchè è piu grande e ha i suoi impegni. Proprio oggi lui mi ha detto che dovrei uscire un po, perchè sto sempre a casa, dovrei andare in palestra in modo tale da non stare sempre sola quando lui non c'è e in modo tale che lui non si debba sentire in colpa quando non c'è.. Ha ragione! Lui lo dice perchè tiene a me ed è premuroso ma io la prendo male! Perchè mi sento un peso. Ecco che ieri me la sono chiamata dicendo che sarei diventata pesante! E cosi è! Mi scrivo in palestra? si, lo farò..ma il fatto è che io so gia ch se ci vado poi sto per conto mio e non socializzo comunque perchè non ho voglia! Ed ecco che dico di non voler diventare come mio padre ma purtroppo poi in ALCUNI comportamenti sono come lui. CHIUSA E ASOCIALE. Su questo non so se sono come lui o no, so che sono molto triste dentro, nervosa, irrascibile per colpa lui, per la mia infanzia. Ma chi non lo sarebbe?anche chi non è figlia sua lo sarebbe non vuol dire essere come lui.. Lui invece non è solo questo. Lui non si è mai interessato per le figlie, per lui esiste solo lui. Invece io no, io mi preoccupo per tutti, mia sorella, addirittura mi dispiaccio di lui che sta solo in germania. Questo non è essere come lui. Però io devo diventare indipendente! ma come si fa?studio ancora, ancora non lavoro..magari lavorando...non lo so! Io devo dipendere per forza da qualcuno, per forza da un ragazzo, dal mio che amo che mi ama e che in questo modo per me diventa il mio mondo! il mio rifugio!ma proprio perchè è cosi importante io devo cambiare. Anche perchè a volte, senza accorgermene il mio viso si oscura, lui lo nota e riverso su di lui, anche su di lui, che è l unico che mi fa stare bene e che voglio al mio fianco, la mia tristezza! Non è giusto! Quanto sono arrabbiata!ma non odio..anzi sono arrabbiata pure con me stessa perchè io sono troppo buona, nonostante mi abbia fatto tanto male io in alcuni pensieri ancora mi dispiaccio per lui. Ed è anche questo che mi fa avere sentimenti contrastanti dentro di me e forse mi fa stare male. Forse odiarlo sarebbe meglio! almeno è un solo sentimento! ma quanto sono arrabbiata! penso che persone che non sono pronte o portate per fare i genitori non dovrebbero mai mettere su famiglia facendo soffrire cosi i figlia..
Dott. Sergio Anastasia
WB1224 Medico di ABCsalute.it
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Quello che lei prova è legittimo, ma forse non è l'unica ragione del suo malessere. La scelta di un terapeuta che la possa aiutare non è una scelta facile. Di solito andiamo su consiglio o suggerimento di qualcuno, altre volte è l'istinto che ci guida.. Ero curioso, in proposito, di capire come mai l'avesse trovata a Benevento. Avevo capito abitasse a Napoli... Il mio consiglio è di non fermarsi al primo tentativo. È difficile cambiare il nostro percorso, sentirsi sicuri e a nostro agio con chi ci guida in questo è molto importante...
Dott.ssa Ornella Convertino Studio Convertino&Pellegrini
GRF002 Medico di ABCsalute.it
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Gentile Guteinnamorata, le sue parole mi trasmettono moltissime emozioni: rabbia, rancore, paura, coraggio, voglia di emanciparsi, forza…mi viene da chiedermi, quanto e come vive e manifesta questo arcobaleno di emozioni? Molto probabilmente l’ansia e gli attacchi di panico che sperimenta vogliono dirle qualcosa al riguardo… Senza dubbio la sua infanzia e stata costellata di difficoltà, assenza di figure di riferimento stabili ed assunzione molto precoce di responsabilità anche importanti, e questo non può che aver inciso sulla sua fiducia nei confronti degli altri e delle relazioni. Ma, per fortuna, ha avuto modo, nel corso della crescita, di vivere anche esperienze più positive, con ragazzi che l’hanno sostenuta e l’hanno fatta stare bene…ma, per adesso, sente di non riuscire a fidarsi ancora del tutto, giusto?. Quella che vorrebbe vivere con il suo fidanzato è un’esperienza forte, importante, che implica il lasciarsi andare, il sentirsi sicuri di sé e dell’altro, l’avere una fiducia di base nella relazione. Ed è per questo, gentile gute, che mi associo ai colleghi nel consigliarle di rivolgersi nuovamente ad uno psicologo-psicoterapeuta, che possa offrirle una relazione in cui sperimentare questa fiducia, in cui potersi esprimere, con tutta se stessa e tutte le sue emozioni, mettendo alla prova sé e l’altro, così da poter coltivare una maggiore sicurezza e serenità nel modo di percepire ed affrontare la vita…se lo merita.
In bocca al lupo, cordiali saluti.
_________________ Dott.ssa Ornella Convertino Studio Convertino&Pellegrini
Dott.ssa Elena Santomartino
www2136 Medico di ABCsalute.it
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Gent. Sig, guardi la sua mail va benissimo come sfogo.
Come consiglio posso dirle solo di rivolgersi a uno psicoterapeuta per riuscire a fare ordine tra il suo passato, il suo presente e il suo futuro che adesso mi sembrano un po'... come dire?... mischiati. Auguri! dr Elena Santomartino
Dott.ssa Chiara Lukacs Arroyo
WB1147 Medico di ABCsalute.it
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Gentile ragazza, la paura dell’ abbandono è uno dei timori che spesso affligge i nostri pazienti e crea diversi disagi nel momento in cui condiziona la vita affettiva e relazionale della persona. Fondamentalmente, nel timore di rimanere soli, senza nessuno che possa prendersi cura dell’altro, c'è la paura di affrontare in solitudine tutte le diverse prove alle quali la vita ci espone. Si manifesta con la costante e incessante paura di poter perdere la persona con cui si condivide la quotidianità e di conseguenza di rimanere privi di qualsiasi legame affettivo. Il sintomo è vivere con la costante convinzione che la persona più cara possa lasciarli in qualsiasi momento. La preoccupazione si aggrava in ossessione che si manifesta nelle relazioni affettive, esasperando le manifestazioni emotive più semplici, mettendo in atto una serie di comportamenti che anziché portare all’avvicinamento della persona amata, inevitabilmente la allontanano. Da cosa si origina questo disturbo? L’ambiente relazionale in cui si sviluppa l’individuo svolge un ruolo determinante nell'origine della paura dell'abbandono: quando si cresce in ambienti instabili emotivamente e costellati da perdite o abbandoni si genera una predisposizione a sviluppare questa paura. Qualsiasi situazione in cui si percepisce una reale o presunta interruzione del contatto emotivo potrebbe attivare la paura dell’ abbandono. E’ possibile guarire da questa paura, familiarizzare e rendersi consapevole dell’esistenza di questa vulnerabilità. Considerando questo nucleo la parte di se stessi da salvaguardare e proteggere. Esistono diversi passi che portano a gestire questa paura da percorrere con l'aiuto di un terapeuta: indagare quali sono le circostanze infantili che possono aver causato l'insorgere della paura. Ricordare l’origine del proprio vissuto abbandonico, perdite, lutti, separazioni reali o emotive, aiuta a capire in che modo spiegare le paure attuali. Diventare consapevoli dei sentimenti di abbandono attuali è importante, perché porta a riconoscere in quali situazioni si attiva questa paura per poi imparare a gestirla. Trascorrere del tempo nel modo che fa più paura, in maniera graduale, stando soli con se stessi. Spesso chi vive la paura dell’ abbandono evita la solitudine, per questo è prezioso imparare a sopportarla. Solo in un secondo momento riuscirà anche ad apprezzarla. Costruire una relazione equilibrata, ci si può conoscere e imparare a mantenere la propria identità all’interno della relazioni. Se ci si concede interamente al proprio partner si rischia di perdere se stessi. Se si dà tutto all’altro, la sola idea di poterlo perdere appare una reale catastrofe. E’ importante imparare a non rinunciare alla propria identità all’interno di una relazione affettiva. Quindi, contrariamente a quello che si pensa essere in relazione con qualcuno non significa essere dediti all’altro in maniera totale, ma essere inclini a se stessi. Quando si è soli e si impara a convivere con questa paura, senza utilizzare comportamenti che possano evitare di affrontare la paura stessa, si diventa consapevoli di chi si è e di cosa si vuole dalla vita. Lo scopo ultimo di tutto questo percorso è diventare consapevoli del proprio disagio facendo emergere emozioni, sentimenti, pensieri e riflessioni rielaborandoli in modo funzionale e visualizzando sempre una alternativa alla situazione temuta. Conoscere il proprio problema non basta a portare una risolverlo; per questo è necessario rivolgersi ad un professionista che, attraverso il quale parlare della propria problematica non resti uno sfogo, ma costituisca un impegno consapevole a curarsi e a guarire.
_________________ Dott.ssa Chiara Lukacs Arroyo
58100 GROSSETO (GR)
Via Repubblica Dominicana, interno 98
c/o Centro Commerciale Europa - zona La Cittadella
Dott. Raffaele Bifulco
WB1204 Medico di ABCsalute.it
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E' bello leggere in te la gratitudine! E' un vissuto molto arricchente per chi lo prova ed una stara importante per vedere le bellezze della vita. C'é molto di buono in te, non solo le angosce che ci racconti. Le tue parole mi hanno riportato alla memoria quelle conclusive del film "Mine vaganti"... l'hai visto? Sono andato a cercarle apposta per te e ti riporto qui qualcosa di quelle "bombe" che ti arrivano in uno dei passaggi finali << [...] Devi tornare qui Antonio, perché è qui che appartieni, avrai la terra, la forza che vive quando noi muoriamo… voi, Vincenzo e Stefania, non c’e niente che non potete fare per non amare Antonio... la terra non può volere male all’albero [...] Tommaso, scrivi di noi... la nostra terra, la nostra famiglia, quello che abbiamo fatto di buono e, soprattutto, quello che abbiamo sbagliato, quello che non siamo riusciti a fare, perché eravamo troppo piccoli per la vita... che è così grande >>. Condivido con te alcuni significati che in me hanno moltissime risonanze. E' fondamentale fare pace con le proprie radici... ... per imparare a non trarre nutrimento tossico ma solo linfa vitale dalla terra, da ciò che ci nutre, da ciò che ci arriva da fuori ... per decidere che piante vogliamo diventare, prendere la forma che desideriamo ed esprimerci, in fiori e frutti, come sentiamo di essere noi ... per non interiorizzare quel sentirci maltrattati e quello stare male che poi ritroviamo ovunque, anche quando poi, in verità, non c'è ... per riuscire a "fare pace", vederci belli, con la nostra storia e con tutto quello che è e che verrà ... per non essere più spaventati, in senso esistenziale, e vivere la fiducia, in se stessi, nell'altro, nella vita... "che è così grande"! Guteinnamorata, mi aggiungo al coro dei miei colleghi nel sostenere l'opportunità di lasciarti guidare da un professionista. Se ti occorre un aiuto per orientarti, possiamo valutare insieme come muoverti in questo senso su Benevento. Buonissime cose!
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