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Kantu
Utente di ABCsalute.it
Messaggi: 1
Buongiorno,
mi trovo in una situazione di incertezza professionale, che cercherò di riassumere il più brevemente possibibile. Ho lasciato la libera professione (l'avvocatura) circa un anno fa per una serie di motivi; in questo anno ho svolto diverse collaborazioni con delle aziende ma, a distanza di un anno, mi trovo a rimpiangere la mia professione tanto da meditare di tornare a praticarla. Tuttavia, questa mia ambizione mi costringe a fare i conti con un disturbo che si verifica ogni qual volta faccio un colloquio presso uno Studio Legale o in cui dedico del tempo a riprendere in mano gli striumenti del vecchio lavoro: si tratta della tachicardia. Ne soffrivo già quando esercitavo la professione, in maniera piuttosto intensa: passavo giornate intere con palpitazioni e nodo alla gola. Lasciando la professione il disturbo è scomparso, e ora si ripresenta unitamente al tentativo di riavvvicinarmi a quel settore. Ho letto di recente che, da un punto di vista psicosomatico, la tachicardia viene ricondotta alla difficoltà di lasciar fluire le emozioni, come a volerle contenere, chiuse con un tappo, e ciò per vari motivi, tra cui quello di voler mantenere una "maschera" di freddezza. In effetti, è proprio così che vivevo la professione, perchè negare o comunque nascondere le mie emozioni era ciò che quotidianamente richiedeva il mio ruolo professionale. Ora, pertanto, mi domando: è possibile che io riesca a superare questo limite con del lavoro su me stessa o devo arrendermi all'evidenza che qualcosa, dentro di me, mi suggerisce che questo non è il lavoro adatto a me, pur con la delusione e la frustrazione che quest'ultima possibilità comporterebbe?
Grazie in anticipo
 
FINOCCHIARO
Utente di ABCsalute.it
Messaggi: 3
Gentile utente, le sue sono domande che sottendono dubbi importanti relativi alla sua vita professionale che non possono ricevere risposte immediate ed univoche. Sicuramente il battito cardiaco che lei sente accelerare durante i colloqui è un segnale da non sottovalutare e che va interpretato, ma ne deve valutare l'intensità che le preclude attività interessanti. Esistono percorsi psicoterapeutici, anche brevi che lavorano sul sintomo in modo efficace. Come anche potrebbe lavorare sulla comprensione e sull'accettazione dei significati relativi al sintomo, in altri contesti terapeutici. Ma prima le consiglierei alcuni incontri con uno psicologo clinico per farsi chiarezza. A lei la scelta.
Cordiali saluti

_________________
[b]Dott.ssa FINOCCHIARO CRISTINA[/b] [list]0[/list] [list]cristinafinocchiaro@gmail.com[/list]
 
brus66
Utente di ABCsalute.it
Messaggi: 1
buonasera Gent. Kantu,
le consiglio sicuramente il supporto di un collega psicoterapeuta, che l'aiuti ad approfondire l'origine di tali manifestazioni psicosomatiche e che l'aiuti a trattarle: molto efficaci nel suo caso possono essere le tecniche di rilassamento come il training autogeno, oppure l'uso dell'EMDR. Cordiali saluti.
Dott. Antonella Bruschi
psicologa Psicoterapeuta
 
3 messaggi
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